Daniele Mencarelli, La casa degli sguardi

WhatsApp Image 2020-12-23 at 19.00.28Continua la collaborazione con gli alunni del prof. Fabio Lanotte, del liceo classico Mariano Buratti di Viterbo. Sono davvero felice di questa collaborazione perché ci fa scoprire dei ragazzi che escono dallo stereotipo in cui a volte si tende a rinchiuderli. Ragazzi attenti, che si lasciano colpire da ciò che leggono, che approfondiscono, che scrivono.

Oggi vi propongo una recensione di Adriano Mattioli, che ringrazio: 

Daniele Mencarelli è l’autore de La casa degli sguardi, romanzo pubblicato da Mondadori nel 2018.

Si tratta di una storia autobiografica nella quale l’autore, attraverso la voce narrante del protagonista Daniele, racconta al lettore dei problemi passati, delle difficoltà che lo hanno fatto sprofondare nel circolo vizioso dell’alcool, incatenandolo in uno stato di “mezzo uomo”, della profonda crisi esistenziale dalla quale è “rinato” per provare a costruire qualcosa.

Il libro si apre infatti con il protagonista nella sua cruda realtà quotidiana: la mattina si risveglia con un “Non ricordo nulla”, la sera si rifugia nel vino bianco con l’obiettivo di “Non ricordare nulla”. Daniele è diventato un uomo dipendente dall’alcol perché nelle ore in cui è ubriaco riesce a “dimenticare” il peso della vita, ma la “dimenticanza” lo porta verso l’abisso e causa un dolore immenso nella vita della sua famiglia.

Ad un certo punto Daniele decide di provare a risollevarsi e, dopo numerosi tentativi andati a vuoto, con l’aiuto dell’amico Davide, trova lavoro in una cooperativa come uomo delle pulizie, all’interno dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù. In un primo momento quel mondo completamente estraneo lo sconvolge e lo destabilizza. Infatti all’interno dell’ospedale Daniele incontra e osserva diverse situazioni ai limiti del normale: malattie degenerative, genitori che sanno che le loro piccole e indifese creature non avranno un futuro da raccontare, cadaveri di bambini sulle brandine; ma la cosa che lo colpisce in particolare è lo “sguardo”. I vari sguardi delle persone incontrate al Bambin Gesù sono fatali per il protagonista: lo sguardo dei colleghi del team delle pulizie, che muta sempre più con il passare del tempo, lo sguardo di Stefano, il collega eroinomane nel quale Daniele si rispecchia; lo sguardo perso di un padre a cui era morto il figlio; lo sguardo di Toc Toc, un bambino ricoverato con i giorni contati, che cerca di fare amicizia con lui. La pesantezza emotiva dei primi tempi grava molto sul protagonista e sul suo delicatissimo equilibrio, ma i colleghi hanno un ruolo importante nel fargli accettare non solo quella realtà, ma anche e soprattutto sé stesso, con la sua fragilità e la sua forza.

Così Daniele vive in bilico tra le ricadute nell’alcol per dimenticare tutto il dolore che vede intorno a sé e la forza per combattere.

Una scintilla fa scattare la rinascita: quando vede una suora accarezzare e baciare un bambino dal viso sfigurato. Daniele comprende che la chiave per sopportare il peso della della vita è “accogliere” tutto, senza cercare di capirlo.

Questo è il messaggio che l’autore, attraverso l’evoluzione del protagonista, ci vuole trasmettere: accettare tutto ciò che riguarda la vita umana, perché in ogni cosa si può trovare la bellezza, anche nella sofferenza.

Il libro si chiude con la frase: “Voglio ricordare tutto”; in tal modo il protagonista compie un giro completo: dal desiderio di dimenticare alla voglia di ricordare.

Grazie ai temi trattati e a una scrittura lineare e incisiva, con descrizioni realistiche ed immagini forti, Mencarelli riesce a mantenere viva e continua l’attenzione del lettore, creando un’armonia perfetta tra diverse emozioni contrastanti.

È una storia forte, ma di speranza, difficile da “dimenticare”.

 

Daniele Mencarelli, La casa degli sguardiultima modifica: 2020-12-20T19:46:24+01:00da giuliadibez
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